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TESTO Un cuore lacerato

don Marco Pratesi   Il grano e la zizzania

Mercoledì delle Ceneri (21/02/2007)

Brano biblico: Gl 2,12-18 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 6,1-6.16-18

1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

"Laceratevi il cuore e non le vesti", è l'esortazione del profeta Gioele. Nell'Antico Testamento il gesto di stracciarsi i vestiti esprime il dolore di fronte a qualche grave male, come un lutto (vedi per esempio 1Sam 4,12; 2Sam 1,2.11; 3,31; 13,19.31.32), manifestando piena partecipazione al dolore per quel fatto. L'uomo normalmente vestito opera nella normalità del suo ruolo sociale e religioso; l'uomo con le vesti stracciate si lascia sconvolgere dal male che ha di fronte, non continua come se nulla fosse: ogni altra cosa, pur importante, passa in secondo piano. Nemmeno chiude nell'intimo il suo dolore, ma col suo gesto, spesso accompagnato dal pianto, lo esprime fisicamente.

Quale male ci sta di fronte in questa giornata? La nostra lontananza da Dio. Alcune zone del nostro essere, pensieri, comportamenti, lo lasciano da parte; nascono e si sviluppano lontano da lui, al di fuori del - o anche contro - il rapporto con lui. Dobbiamo fare spazio alla consapevolezza che dentro di noi c'è l'ingiustizia, il peccato. L'invito di Gioele a lacerarsi il cuore dice bene quanto in profondità debba scendere questa dolorosa presa di coscienza.

Questo è anche uno dei sensi del digiuno, che nell'Antico Testamento è spesso legato allo stracciarsi le vesti. La giornata di oggi, e tutta la quaresima che con essa si apre, è tempo nel quale siamo chiamati a lasciarci "disturbare" dal fatto che il male rovina la vita; ed è soprattutto il male che noi facciamo, più che quello che subiamo, a rovinarci, perché esso dimora nel nostro cuore e ci intacca in profondità.

La breccia che la quaresima vuole aprire nella nostra corazza, una frattura nel nostro cuore di pietra, deve però diventare luogo di apertura alla fiducia in Dio "misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza".

Chiediamo che il Signore ci salvi dalla potenza, realmente distruttiva, del male: "Liberaci dal male". "Chi sa che Dio non lasci dietro a sé una benedizione", così che tutto, anche il nostro peccato, purificato e perdonato, serva alla vita nostra e del mondo.

I commenti di don Marco sono pubblicati dal Centro Editoriale Dehoniano - EDB nel libro Stabile come il cielo.

 

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