TESTO Commento su Sap 2,15
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Venerdì della IV settimana di Quaresima (07/04/2000)
Brano biblico: Sap 2,15

1Dopo questi fatti, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne.
10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
25Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.
Dalla Parola del giorno
La sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade.
Come vivere questa Parola?
Nella prima lettura di oggi, attraverso le parole sprezzanti degli empi, sono delineati i tratti del volto dell'Amato, del Giusto che solo conosce il Padre (cfr. Vangelo del giorno: Gv. 7,29) e può rivelarne "i segreti" (Sap. 2,22).
Ripercorrere con amorosa cura la grafia di questo ritratto significa già, per noi, desiderare e invocare di diventare simili a Lui.
"Mettiamolo alla prova per conoscere la mitezza del suo carattere" (Sap. 2,19): Gesù è il servo di Iahweh che non grida, non fa udire in piazza la sua voce, non giudica puntando il dito, non spezza la canna incrinata. La sua mansuetudine però mette a nudo la verità degli empi: essi sono "moneta falsa", cuore che cova violenza e medita inganno e omicidio.
"Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti" (Sap. 2,19): non con le parole, ma con la sua stessa vita Gesù "prova" la sua giustizia, la sua santità. Il desiderio degli empi è quello di togliere la vita. Egli invece è Colui che per amore offre in dono la propria vita. Questo è "il segreto di Dio", la sua santità, la sua radicale diversità da noi ("santità" significa appunto "separazione"). Dare la vita per amore, è questo il volto di Dio.
Oggi "metterò alla prova" la mia statura spirituale misurandola sull'altezza di questo ritratto; scoprirò l'empio che si nasconde dentro di me e invocherò dal Signore la guarigione del cuore. Posso verbalizzare dicendo: "Tu, Signore, mi scruti e mi conosci; fammi santo come Tu sei santo".