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TESTO Risorgere dalla polvere

don Alberto Brignoli   Amici di Pongo

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V Domenica di Quaresima (Anno C) (06/04/2025)

Vangelo: Gv 8,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 8,1-11

1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Non ci sono solo oggi, i giornali o i siti scandalistici che vanno alla ricerca di notizie “scabrose” per mettere alla gogna le persone e rovinare loro la reputazione. C'erano anche al tempo di Gesù: e si scriveva direttamente sui muri, anzi, i muri si usavano per sfracellare le vite delle persone colte “in flagrante”, meglio ancora se donne... perché era ovvio che la colpa di un tradimento, a quel tempo, fosse esclusivamente della donna.

No, oggi no: oggi siamo più “umani” e più comprensivi, nei confronti della donna... O forse siamo più subdoli, perché alla fine non abbiamo il coraggio, forse, di sostenere questa tesi, ma ne portiamo avanti altre, legate all'atteggiamento provocatorio del vestire o del parlare di alcune donne, le quali sono comunque ritenute colpevoli di aver indotto all'errore quei “poveri uomini” che hanno l'unica pecca di non essere stati sufficientemente forti nel resistere. Siamo onesti: non è cambiato molto, da duemila anni a questa parte... Ma tant'è, anche se stessimo qui a discutere per mesi e mesi alla ricerca di una soluzione al problema culturale della donna disprezzata, usata e sottomessa, non ne caveremmo un ragno dal buco: e nel frattempo, le donne continuano a essere ammazzate.

Al di là di questo problema culturale, che continueremo a portarci dietro per chissà quanto tempo, oggi il Vangelo ci propone un altro interrogativo, che è lo stesso interrogativo che scribi e farisei pongono a Gesù riguardo a una donna sorpresa a tradire: cosa ne pensa della pena che spettava a questa donna secondo il comando ricevuto dalla Legge di Mosè. O meglio: di fronte a una situazione oggettivamente da punire, vogliono sapere cosa farebbe lui, dal momento che sempre si dimostra misericordioso con tutti.

Da che parte sta il Maestro? Dalla parte della Legge di Dio (lottando quindi contro il male) oppure dalla parte della misericordia umana che va contro la Legge voluta da Dio? Questo “Maestro” crede di più a Dio o agli uomini? Che cosa conta, in definitiva, nella vita di fede? La Legge di Dio (dura lex, sed lex, come dicevano gli antichi romani) o l'amore misericordioso verso gli uomini?

Questa è l'insidia più forte alla nostra vita di fede: dobbiamo essere uomini e donne legati ai precetti, oppure essere uomini e donne di carità? La cosa più semplice sarebbe quella di dire che le due cose non si escludono, perché la carità è il primo dei precetti di Dio. Certo, questo è il messaggio di Gesù, è la novità più sconvolgente del Vangelo, che riecheggia in modo meraviglioso già nelle parole di Isaia, nella prima lettura: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Ma la mentalità di fede degli scribi e dei farisei - anch'essa genuina e autentica, a loro dire - stretti osservanti della Legge di Mosè era ben lontana da questa idea: il male andava combattuto in ogni forma, attenendosi strettamente ai precetti della Legge, che indicavano chiaramente la strada della perfezione.

Del resto, perché dobbiamo stare continuamente dietro a gente che è la feccia della società, che rovina le famiglie e che mette a rischio la pacifica convivenza? Perché essere indulgenti, se c'è una Legge di Dio che dice chiaramente di eliminare il male?

Forse perché da eliminare non è tanto il male (che, a buon conto, continuerà a esserci finché ci saranno gli uomini), ma quella mentalità “spazzatura” - per dirla con le forti parole di Paolo di oggi - per la quale “la giustizia deriva dalla Legge”. Mentre Gesù è venuto ad annunciarci che “la giustizia viene da Dio, ed è basata sulla fede nella potenza della risurrezione”. E la resurrezione è talmente potente che è capace di risollevare dalla polvere anche il peggiore dei peccatori, anzi, delle peccatrici, ridonandole tutta la dignità e la bellezza presenti in quel “Donna” che Gesù usa con ogni donna, a cominciare da sua madre; la resurrezione è talmente potente che va oltre ogni intento di giudicare e condannare prima ancora di farci due domande sulla nostra giustizia e sulla nostra onestà; è talmente potente che sa dare opportunità a tutti di non peccare più. Sempre e a tutti. Veramente a tutti: anche a coloro che nella vita sembrano aver fallito tutto, amori compresi, solo perché qualcuno li ha trascinati in piazza con i loro problemi gettandoli in mezzo alla polvere e ridendo delle loro miserie.

È facile, giudicare e condannare in questo modo, addossando le colpe a chi certamente di colpe ne ha (e chi lo nega?), come tutti, del resto: ma è un conto attribuire le colpe ed è un conto attribuire “tutte” le colpe.

Per Gesù, nessuno deve essere costretto, una volta caduto, a rimanere con la faccia nella polvere fino a venire annientato. Nella logica del Vangelo, rimangono immersi nella polvere solo coloro che tramano insidie alla fede opponendo la Legge di Dio alla legge dell'amore.

Polvere sono tutti coloro che non hanno il minimo germe di vita e di speranza dentro di loro. Polvere sono tutti coloro che, in nome della Legge di Dio, si sono allontanati da lui, amante e fonte della vita, e si permettono, sempre in nome di Dio, di giudicare e condannare tutti.

Ma il loro giudizio vale tanto quanto una frase scritta col dito nella polvere: a null'altro serve, se non a essere calpestata dai passanti. La Legge di Dio scritta da Gesù non è impressa né su tavole di pietra, né in terra tra la polvere: è scritta, anzi, è marcata a fuoco, nel cuore ci chi crede in lui, perché è la legge dell'amore. E quando c'è di mezzo l'amore, che piaccia o no, tutto quanto può e deve essere perdonato.

 

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