PERFEZIONA LA RICERCA

FestiviFeriali

Parole Nuove - Commenti al Vangelo e alla LiturgiaCommenti al Vangelo
AUTORI E ISCRIZIONE - RICERCA

Torna alla pagina precedente

Icona .doc

TESTO Obiettività e misericordia

padre Gian Franco Scarpitta   Chiesa Madonna della Salute Massa Lubrense

V Domenica di Quaresima (Anno C) (06/04/2025)

Vangelo: Gv 8,1-11 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 8,1-11

1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Della pazienza e della misericordia di Dio si è parlato abbastanza e ne abbiamo avuto occasione grazie a diverse immagini paraboliche e allusive. Forse la liturgia di oggi ci invita a guardare le cose dalla prospettiva dell'uomo, raggiunto e motivato dall'amore e dalla misericordia di Dio. Isaia nella prima Lettura annuncia l'arrivo del Messia e con esso l'avvento di tempi nuovi e di condizioni migliori, che rivoluzioneranno la vita dell'uomo. Si ribadisce ancora una volta la bontà e la pazienza divina, ma si richiede implicitamente anche la corrispondenza umana. Non serve che Dio ami l'uomo e voglia salvarlo, se questi continua a mostrarsi refrattario e distaccato all'iniziativa nei suoi confronti. Come deve reagire l'uomo quando l'amore di Dio nei suoi confronti è chiaro e manifesto? E' evidente che non può non esternare gioia, entusiasmo, consolazione e sentirsi spronato sempre più verso il progresso e verso il bene. L'amore di Dio infatti ci è di sprone e ci zela sempre più ad aderire alla comunione con Lui per guadagnare la vita e la salvezza. Occorre insomma che ci convertiamo, cioè che consideriamo lo stato di miseria spirituale in cui veniamo a trovarci ogni volta con il nostro peccato, la vanità intrinseca che lo caratterizza, la sua ingannevolezza. Comprendere l'alternativa esaltante della chiamata di Dio alla comunione con sé e aderirvi con convinzione e risolutezza.

Considerare il nostro peccato comunque non sarà mai abbastanza. La vita di conversione non si realizza una volta per tutte e l'obiettivo non lo si consegue stabilmente e in senso definitivo. Come cristiani siamo in continua evoluzione e in continuo progresso, in un crescendo di perfezione spirituale. Occorre che ci collochiamo davanti al peccato per considerare di dovercene liberare. Considerarlo però non come un senso di colpa alla stregua di una psicoterapia, ma come un mancato appuntamento al quale Dio ci ha chiamati, un'omissione alla relazione intima con lui, una devianza nell'accoglienza del suo amore e della sua misericordia.

Chi si concentra sulle mancanze degli altri, in un modo o nell'altro, manca sempre di considerare le proprie. Chi si accanisce per il peccato del fratello, non considera che anch'egli potrebbe essere manchevole verso Dio e che il peccato interessa anche lui. Dice Paolo: “Anche se non sono consapevole di colpa alcuna, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore.” (1Cor 4, 4). Un invito all'umiltà e alla considerazione delle colpe di cui mai effettivamente siamo esenti.

Quando dunque gli impertinenti scribi e farisei, secondo la loro consuetudine, tendono un tranello a Gesù conducendogli nel tempio una donna colta in flagranza di adulterio, dovrebbero già conoscere per implicito quella che potrebbe essere la sua idea, quindi la sua risposta. Forse è proprio per questo che Gesù si aliena tracciando non si sa che cosa con le dita lungo il suolo. Dovrebbero essi stessi giungere alla conclusione così esplicita. Secondo alcuni commentatori il gesto richiama un passo di Geremia (17, 13) sul tempio: “O speranza d'Israele, Signore, quanti ti abbandoneranno resteranno confusi; quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere...”. Qualche altro dice che Gesù potrebbe elencare i peccati di quella donna adultera o scrivere il verdetto di condanna a cui i presenti vorrebbero sottometterla. Fatto sta che Gesù, dopo varie insistenze, risponde come se quello che dice fosse già scontato, come se già dovesse essere chiara la sua risposta agli astanti.

“Chi è talmente perfetto, puro, integerrimo da non aver commesso peccato o da trovarsi innocente davanti a Dio, scagli la pietra per primo.” Siete davvero convinti che non alberghi una qualsiasi forma di peccato in voi? Che non vi siete macchiati di colpe forse non di rilevanza pubblica, ma colpevolizzanti che vi squalificano davanti a Dio?

Giacomo dirà successivamente che chi osserva la legge ma inciampa in un solo punto si rende colpevole di tutto; infatti colui che ha detto Non commettere adulterio, ha detto anche Non uccidere. Ora, se tu non commetti adulterio, ma uccidi, ti rendi trasgressore della legge (Gc 2, 10 - 11). Oltretutto, i Comandamenti divini non sono monolitici, ciascuno vigente per se stesso, ma poiché provengono dal medesimo Dio, sono relazionati l'uno all'altro per cui trasgredendone uno solo, anche se indirettamente, vengono a risentirne tutte le altre prescrizioni divine. Ma al di la' delle prescrizioni e dei Comandamenti, la trasgressione più grande è quella della mancata comunione con Dio, dell'allontanamento deliberato dal suo amore e del rifiuto della sua misericordia. Il peccato è essenzialmente rifiuto categorico della confidenza con il Signore e chi di noi, in un modo o nell'altro, non si è reso colpevole di questo?

Solo chi davvero è talmente mondo nella sua coscienza, solo chi è davvero puro ed estremamente puntuale nella sua apertura al Signore può essere in grado di dare un vero giudizio dei peccati degli altri. Sempre Giacomo aggiunge poi che giudicare il fratello equivale a giudicare la Legge di Dio. “E se tu giudichi la legge non sei più uno che osserva la legge, m uno che la giudica... ma chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo?”(Gc 4, 11 - 12)

Nessuno dei presenti è talmente mondo e integerrimo da aver diritto di lapidare quella donna, senz'altro peccatrice riprovevole, ma non differente da tutti coloro la cui coscienza rimprovera dei peccati, anche se non pubblicamente manifesti. Nessuno infatti ritiene di poter avvalersi di questo diritto, e tutti si tirano indietro a partire dai più anziani. Cioè dai più esperti in fatto di cultura, di esperienza e di saggezza e che sarebbero in grado di orientare gli altri. Appunto loro impartiscono a tutti gli altri finalmente la vera lezione di coerenza e di obiettività, certamente con precisione e a ragion veduta. Se ne vanno e lasciano libera quella donna. L'atteggiamento conclusivo di Gesù infatti quello dello stupore, della meraviglia e della sorpresa. Non perché non vede il cadavere della donna esanime, cosparso di sangue e contornato da tante pietre che le sono rimbalzate addosso, ma perché nota che neppure uno degli inquisitori ha persistito nel suo intento.

Ciascuno è tornato a casa sua, cioè alla sua abituale routine e alle proprie faccende, il che vuol dire che sul problema non si torna più, perché il buon senso, l'obiettività, la maturità e soprattutto l'autocritica vera hanno prevalso sull'orgoglio e sulla presunzione e sulla spacconeria di voler mettere in difficoltà un loro interlocutore, senza voler indagare sul vero problema di fondo. Non credo di sbagliare se affermo che Gesù, per implicito, potrebbe avere illustrato a scribi e farisei, lo stesso concetto che altrove ha presentato a proposito della fedeltà coniugale: Mosè (chiamato in causa come persona autorevole) scrisse questa norma per la durezza del vostro cuore (Mt 19, 8) ma la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio e sarà esso senza misericordia per chi non avrà usato misericordia verso terzi (Gc 2, 13).

Se voi siete stati resi oggetto di amore e di misericordia nonostante i vostri demeriti, perché Dio non dovrebbe fare altrettanto con questa donna. Ovviamente purché la smetta di peccare.

Dicevamo all'inizio che in questa Domenica si tratta la risposta dell'uomo alla pazienza e alla bontà con cui Dio attende la nostra conversione. Ebbene, non si può reagire con orgoglio e presunzione e arroganza al cospetto dell'amore divino e neppure possiamo permetterci di esserne giudici. Occorre semplicemente aderirvi, accoglierlo a piene mani e condividerlo.

 

Ricerca avanzata  (56990 commenti presenti)
Omelie Rituali per: Battesimi - Matrimoni - Esequie
brano evangelico
(es.: Mt 25,31 - 46):
festa liturgica:
autore:
ordina per:
parole: