TESTO Misericordia e verità si sono incontrate
V Domenica di Quaresima (Anno C) (06/04/2025)
Vangelo: Gv 8,1-11

1Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Strappate questa pagina! Scrittori, amanuensi, scribi: cancellate queste righe, non riusciamo a sopportarle, vi rendete conto delle conseguenze che innescherà? Fino a che punto arriveremo: nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel recinto del Sacro? È andata così per questa pagina dell'adultera. Una pagina strappata dal Vangelo di Luca, impossibile da sostenere, recuperata dieci o quindici anni più tardi nell'ultimo Vangelo, quello di Giovanni. Una pagina mai inserita nella Liturgia delle domeniche, se non a partire dal Novecento. Una pagina poco commentata, una pagina scandalosa, da evitare, per tante comunità cristiane. Ringrazio lo Spirito che ha permesso di salvarla, ringrazio lo scrittore che ha avuto il coraggio di recuperarla, ringrazio la Chiesa che ha avuto la forza di annunciarla.
Al Tempio, sul cortile dei gentili, al primo sole del mattino, un branco anonimo porta una donna. Volti maschili senza nome, un branco livido di rabbia, lo conosciamo bene, oggi come ieri. Quella donna ha vissuto la notte: forse una notte di passione, forse di tradimento, forse ha ucciso la fiducia, la promessa e il sogno di un amore eterno. O forse ha sùbito una violenza e non ha potuto resistere davanti ad un sopruso. Forse una peccatrice che ha desiderato, forse una vittima che ha sùbito. Di certo è una ragazza poco più che tredicenne, una sposa bambina, visto che per lei non è prevista l'impiccagione, ma la lapidazione. Poco importa, è lei il capro espiatorio: «È antica osservazione che in ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro malumori e il loro desiderio di nuocere» (Primo Levi). Chi è il capro espiatorio? È lei, quella donna trascinata con forza. È lei, quel peccato che io amo e desidero, che accarezzo da tanto tempo, ma che la norma, il religioso, il sociale, mi impediscono di vivere. È lei, quella donna che ha oltrepassato quel limite, che io mi sono posto. Io amo il peccato: per questo odio il peccatore. E allora deve morire, perché io possa sopravvivere.
Aspetta, mettiamolo alla prova, sperimentiamolo! Tu, che dici di essere un Rabbì, un maestro, che ne dici? Se rispondesse che è giusto lapidarla, dove sta la Misericordia? Se rispondesse che è giusto perdonarla, dove sta la Giustizia? Ai volti lividi di vendetta, Lui risponde con il silenzio, uno spazio lento di accoglienza e di riscrittura. Abbiamo tutti fretta di giungere alla conclusione, di trovare finalmente il colpevole, di metterci una pietra sopra: Lui ci insegna l'arte del tempo, la pazienza di un giudizio senza fretta. Il tempo insegna. Si mette a scrivere, ed è la prima volta: scrive sul pavimento, sulla pietra, sulla terra. Sant'Agostino suggerisce che stia scrivendo tutti i peccati del diario della vita di quel branco. O forse sta scrivendo una nuova parola per l'umanità. Il dito di Dio: quel dito che ha creato l'Universo, quel dito che ha indicato un orizzonte nuovo, quel dito che ha scritto le Dieci Parole, quel dito ora scrive sulla terra una parola nuova. Misericordia. Lui odia il peccato: per questo ama il peccatore. E allora lei deve vivere, perché tutti noi viviamo.
«Chi è senza peccato, scagli la prima pietra». Disarmante. Quante pietre che invece ancora scaglio contro: parole come sassi, giudizi da impietrire, verità granitiche, contro il capro espiatorio. L'uomo più potente del pianeta, in questi giorni dice «che la debolezza fondamentale della civiltà occidentale è l'empatia». Oggi, sulla terra, il dito di Dio ha scritto invece questa parola: empatia. Entra in te stesso, ascoltati: troverai lì dentro l'adultera e la peccatrice. Troverai lì dentro colei o colui che tu vuoi lapidare.
Rimangono loro soli, la misera e la Misericordia. «Va' e d'ora in poi non peccare più»: sette parole che bastano a cambiare una vita. Ecco: Misericordia e Verità si sono incontrate, Giustizia e Pace si sono abbracciate. Noi non coincidiamo con il nostro peccato, noi non siamo il nostro passato, noi non siamo il nostro sbaglio: la Misericordia ci slancia verso il domani, dice che apparteniamo al futuro. Una pagina di speranza immensa, la pagina della Misericordia. Il bene possibile, anche solo possibile, di domani, conta di più del male di adesso. Non è una debolezza, è una forza; non è una perdita, è una conquista; non è mettere una pietra sopra, è un mattino nuovo; non è un dovere, è un dono: il Perdono. Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?