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TESTO Commento su Is 49,8

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Mercoledì della IV settimana di Quaresima (02/04/2025)

Brano biblico: Is 49,8-15 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Come vivere questa Parola?
Con questo brano ci troviamo in una delle pericope bibliche che ci parla del Servo di YHWH. Nei versetti precedenti, il servo sperimenta il fallimento e l'insuccesso, ma Dio gli infonde nuovo coraggio e allarga la sua missione fino all'estremità della terra. Questa missione salvifica comporta in primo luogo la liberazione degli israeliti dall'esilio, perché è giunto il tempo della misericordia, il giorno della salvezza. Dio ha i suoi tempi e i suoi giorni, nei quali offre grazia e realizza la promessa. Egli entra nella storia umana e personale per trasformarla ed il cosmo intero inneggia, esultando per la misericordia che il Signore ha salvato il suo popolo.
Per parlare dell'amore di Dio vengono usate immagini prese dal linguaggio umano proprio per dire quanto Egli sia legato alle sue creature. Non è un Dio lontano e impassibile, non un Dio giudice implacabile, ma un Dio vicino e sollecito per le sorti di tutti i suoi figli.

VIVO LA PAROLA - “Ascolta e perdona”

La voce di un Padre della Chiesa
“«C'è un tempo per nascere», dice, «e un tempo per morire» (Qo 3, 2). Voglia il cielo che sia concesso anche a me di nascere al tempo giusto e di morire al momento più opportuno. Noi infatti siamo in certo modo padri di noi stessi, quando per mezzo delle buone disposizioni di animo e del libero arbitrio, formiamo, generiamo, diamo alla luce noi stessi. Questo poi lo realizziamo quando accogliamo Dio in noi stessi e diveniamo figli suoi, figli della virtù e figli dell'Altissimo. Mentre invece rimaniamo imperfetti e immaturi, finché non si è formata in noi, come dice l'Apostolo, «l'immagine di Cristo». È necessario però che l'uomo di Dio sia integro e perfetto. Ecco la vera nascita nostra. «C'è un tempo per morire». Per san Paolo ogni tempo era adatto per una buona morte. Grida infatti nei suoi scritti: «Ogni giorno io affronto la morte» (1Cor 15, 31) e ancora: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno» (Rm 8, 36). E proprio in noi stessi portiamo la sentenza di morte. È chiaro poi in che modo Paolo muoia ogni giorno, egli che non vive per il peccato, ma mortifica il suo corpo e porta sempre in se stesso la mortificazione del corpo di Cristo, ed è sempre crocifisso con Cristo, lui che non vive mai per se stesso, ma porta in sé il Cristo vivente. Questa, secondo me, è stata la morte opportuna che ha dato la vera vita. Infatti dice: Io farò morire e darò la vita (cfr. Dt 32, 39) perché ci si persuada veramente che è un dono di Dio esser morti al peccato e vivificati nello spirito. La parola di Dio, infatti, promette la vita proprio come effetto della morte”.
Dalle «Omelie sull'Ecclesiaste» di san Gregorio di Nissa, vescovo

Roberto Proietti - robertocerreto82@gmail.com

 

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