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TESTO Hai vocazione di costruire strade

don Angelo Casati   Sulla soglia

2a domenica Tempo di Avvento (anno C) (24/11/2024)

Vangelo: Mc 1,1-8 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mc 1,1-8

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

2Come sta scritto nel profeta Isaia:

Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:

egli preparerà la tua via.

3Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri,

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio": queste le parole che aprono il vangelo di Marco, aprono la buona notizia, perché evangelo significa 'buona notizia'. E subito, se alle parole diamo ancora un significato, accade un attimo di sospensione in noi, perché non è forse vero che tutti siamo in attesa di buone notizie? "Hai una buona notizia? Per me che leggo questo mio tempo e interrogo i giorni della mia storia?". Marco dice: "Apri il il libro, segui passo passo. La notizia buona è lui, è Gesù, Cristo, Figlio di Dio".

Un inizio: comincia qualcosa di nuovo, si spezza una catena di abitudini. L'annuncio è come desse sussulto a tutti coloro che sono insofferenti alla monotonia, a un andare da automi, un andare stanco e spento per autostrade di ovvietà. Inizio. Voi mi capite, sono stato chiamato anch'io, questa mattina, a novanta e più anni, ad aprire il libro, a un cominciamento, a un inizio. E se ognuno di noi si sentisse chiamato a leggere personalmente quest'anno il vangelo di Marco, pagina dopo pagina, visto che la nostra liturgia ambrosiana non ce lo fa più leggere pagina dopo pagina nelle nostre eucaristie? Una suggestione. Vorrei dirvi che il nuovo già sguscia da ogni dove nel nostro brano. Già è fuori, fuori dal comune, ha sapore di nuovo, il fatto che di questo Messia non ci sia un cenno che è un cenno alla sua nascita: lui fuori dai canoni delle narrazioni che mettono la nascita dei protagonisti in prima pagina.

Fuori dal comune anche il fatto che le prime parole del libro siano a rincorrere con la telecamera un altro, il Battista. Anche lui, il Battista, con una vita che ha d'immediato sapore di canoni nuovi, un nuovo inizio. E a dirlo persino vestito e cibarie: pelli di cammello, miele e locuste. Che noi spesso abbiamo interpretato come segno di sobrietà, volontà di mortificazione, di vita austera. C'è chi invece interpreta suggestivamente vestito e cibo come una scelta che dichiarava un distanziarsi dalle comuni visioni della purità legale, cultuale, quelle per esempio dominanti nella comunità elitaria di Qumran, dove probabilmente, per un lasso di tempo, Giovanni era stato ospitato.

Scrive Mons. Borgonovo: "Vestire con tessuto di peli di cammello e con una cinghia di pelle ai fianchi significava rifiutare di osservare la purità dei vestiti: a Qumran si vestivano di solo lino purissimo, unica fibra totalmente vegetale disponibile in quel tempo. Mangiare locuste e miele selvatico significava mangiare cibi impuri, al contrario del pane e vino purissimi preparati dai sacerdoti di Qumran". Lindore di cibi e di vestiti o luminosità del viso e dell'anima? Ma forse a dire ancor più plasticamente la novità dell'inizio, prima ancora delle parole è la scelta del deserto: Giovanni associato a una voce che grida nel deserto e battezza nelle acque del Giordano. Fuori dalla città, dalla grande città, Gerusalemme, fuori da luoghi predisposti per i riti.

Il deserto, che non è lo spazio degli insopportabili comizi; e l'acqua che non si impaluda ma scorre: quanto hanno da raccontare, da insegnare, a me per il primo, in questo Avvento, dove corro il rischio, come altri anni, di lasciare che scivolino via i giorni, e rimanere in acque ferme. In questo progetto di Dio che si è realizzato con un Messia dal volto nuovo, mediante il Messia Gesù, è nascosta, al dire della lettera agli Efesini, "la multiforme sapienza di Dio". Sono nascoste - è scritto - "le impenetrabili ricchezze di Cristo". Impenetrabili: non si è mai finito di trovare tesori di sapienza per il nostro vivere quotidiano. Anche per questo l'Avvento non è una finta: io non ho finito di conoscere Gesù e di seguirlo.

E a sedurmi ancora l'aggettivo dato alla sapienza di Dio "multiforme", una sapienza che non ci fa di una forma sola, di un colore solo, di una voce sola come accade di assistere dietro alcuni maestri. Dove il Maestro è Gesù, è semplicemente il contrario, è il fiorire delle forme. Ecco il nuovo del Battesimo in acqua e Spirito: il fiorire per vento dello Spirito. Ma io ora vorrei fare breve sosta su una immagine del profeta Isaia che Marco evoca attribuendola al Battista: è uno che prepara la via e poi a sua volta chiede a tutti di preparare la via. E faccio legatura con il brano di Isaia che era la nostra prima lettura di oggi, dove suggestivamente è scritto di via, di strada: "In quel giorno ci sarà una strada dall'Egitto verso l'Assiria; l'Assiro andrà in Egitto e l'Egiziano in Assiria, e gli Egiziani renderanno culto insieme con gli Assiri. In quel giorno Israele sarà il terzo con l'Egitto e l'Assiria, una benedizione in mezzo alla terra".

Preparate la via, la strada. Hai vocazione di preparare la strada a Gesù. Anche tu. E a volte basta poco, un racimolo di parole, un'attenzione, una delicatezza, un passaparola, un invito col sapore della libertà, a volte persino una voce di silenzio abitato. Ma tu sai che hai anche vocazione di preparare strade tra donne e uomini, in città, tra chiese e tra popoli: "Ci sarà una strada e l'Assiro andrà in Egitto e l'Egiziano in Assiria". Nel sogno di Dio, nella preghiera dell'Avvento, nel nuovo cui siamo chiamati, c'è la strada. La strada per incontrarsi, per guardarsi negli occhi e comunicarsi ricchezze di beni ma anche di sapienze, per portare gli uni i pesi degli altri. E' dissacrante, è la vera bestemmia, stravolgere la vocazione della strada, fatta per comunicare, creando blocchi, muri, ordigni, agguati o addirittura cancellare le strade. Vale dal più piccolo al più grande.

E verrebbe da aggiungere una beatitudine: "Beati i costruttori di strade". Il rotolo di Isaia dà nome di benedizione. "Una benedizione in mezzo alla terra".

 

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