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TESTO L'ora in cui osare

don Angelo Casati   Sulla soglia

I domenica dopo la Dedicazione (Anno C) (23/10/2022)

Vangelo: Mt 28,6-20 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 28,6-20

6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

11Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. 12Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. 14E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Lui, certo, amava il lago, il suo lago: dalle rive del lago aveva chiamato i primi discepoli, di professione pescatori; da un barca di lago aveva pure raccontato alle folle parabole del Regno; sul lago era stato per traversate di giorno e di notte, più o meno tranquille. Ma oggi con il brano di Matteo, ultime parole di Gesù, ultima sosta dei piedi, siamo su un monte. Sul monte di Galilea era stato dato ai discepoli appuntamento, appuntamento per voce di donne. Prima l'angelo, poi il Risorto, avevano affidato alle donne il compito di annunciare ai discepoli che andassero in Galilea, là lo avrebbero visto.

In verità le donne, pur impaurite dall'apparizione dell'angelo, al venire loro incontro di Gesù erano state più immediate, più spontanee, più affettuose: "Si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono". Non così i maschi: "Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono". Forse c'è da capire. Convocazione in Galilea. E forse anche a questo proposito c'è da capire: primo giorno della missione di Gesù in Galilea; ultimo giorno, o forse meglio primo, primo di un'altra avventura, ancora in Galilea. Perché primo? Dice: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Dalla Galilea, una terra di confine, crocevia delle genti, nessuna spocchia di ortodossia.

Ed ora siamo su un monte. Gesù amava il lago, ma amava molto anche i monti. Chissà - sto fantasticando - se fu anche per via di quel primo viaggio che fece in grembo di una madre, ancora ragazzina, che si affrettava sui monti di Giuda per fare visita alla cugina, incinta di sei mesi. Poi monti: quello delle beatitudini, quello della sua preghiera nella notte, quello su cui lo videro incantati trasfigurarsi, quello con un prato d'erba verde su cui furono in migliaia a spezzare pane, in perfetta letizia. Perché questa mia insistenza sul monte. Voi mi capite, pensate a queste parole di Gesù, dette da un lago o da un monte: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli".

E dove andavano gli occhi? Perdonate, era come se quelle parole prendessero ancor più colore dal posto in cui venivano affidate ai discepoli. Da un posto di confine. Ma anche da un "alto", che spazia da ogni parte. Andare a tutte le terre, in tutte le direzioni. E, insieme, il suo accompagnamento senza cesure nel tempo. Che ci fa dire che lui è qui, ora: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Con noi oggi, che è domenica; e domani che sarà lunedì, domani che saremo in chissà quanti altri luoghi. Ci passa nelle vene come brivido - e voi mi capite - la fiducia in una presenza infinitamente affidabile, in un accompagnamento. Forse dovremmo educarci a sentirci sfiorare da questa presenza. Anche nel nostro sonno, quando non vigiliamo, o non vigiliamo del tutto.

A volte leggo distrattamente, ma in questi giorni la lettura di un salmo, salmo 16, mi ha chiesto sosta a un versetto, eccolo: "al risveglio mi sazierò della tua presenza". A volte ci è capitato di esserci addormentati o appisolati, al risveglio lui c'era, lei c'era: "Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo". E di giorni - pensate - se ne sono srotolati da quella promessa sul monte. Con noi, anche quando la nostra terra sembra, come in questi giorni, essere in preda a un sonno che le toglie ogni vigilanza in umanità. E tutti, o quasi, chiediamo di essere risvegliati. E lui, presente, a ricondurci in umanità, dopo sogni e parole e fatti, a dir poco, disonorevoli.

E disse: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli". "Andate", il verbo dice movimento, dal monte è nato un andare. E' il nostro verbo: "Tu va, hai nelle vene l'andare". Non lasciarti fermare, lui accompagna. Non sei solo. Voi mi capite. Dovremmo essere le donne e gli uomini della scioltezza, del movimento. Che disavventura se di noi si dicesse: "Li trovi sempre allo stesso punto". Come inchiodati. Eppure papa Francesco tenta di smuoverci. E a smuoverci tutti è il Maestro, con quel suo "andate". "Andate nella vita. Che si muove se è vita. Voi avete la pretesa di programmare il non programmabile. La vita è più dei programmi. Sta in ascolto e poi racconta le parole del monte".

In questo orizzonte è di un fascino imperdibile la vicenda della chiesa di Antiochia, una delle più antiche comunità cristiane, di cui oggi ci parlava il libro degli Atti. Per vie insospettate la notizia buona del vangelo era giunta a loro. Ora, con Barnaba e Paolo, le danno impulso verso nuovi approdi. Ebbene, mi sta a cuore e ancora una volta vorrei ricordarvi da dove nasce la chiesa di Antiochia. Pensate la fantasia delle vie di Dio: nasce dalla dispersione. Perché - dobbiamo dirlo - dai lamenti non nasce mai niente. Cacciati da Gerusalemme, uomini e donne comuni giungono ad Antiochia, donne e uomini comuni, senza ruoli di autorità, cittadini, semplicemente cittadini, di Cipro e di Cirene: cominciano a parlare, a raccontare di Gesù. Fuori dai recinti istituzionali. E quella comunità diventa il segno della potenza di Dio, della universalità della salvezza, che fiorisce in un ambiente nuovo, ricco di una pluralità di provenienze e di appartenenze. Una missione avvenuta senza investiture o protocolli.

E' vero, la chiesa di Gerusalemme manda una delegazione, ma, per grazia, viene scelto Barnaba, che non ha l'anima dell'inquisitore, è uno capace di stabilire contatti, uno che si entusiasma del nuovo, uno spiritualmente ricco e aperto, uno che ha fiducia, come dice il suo nome, "uomo dell'esortazione". Non è un controllore: "Si rallegrò" è scritto "e da uomo virtuoso com'era e pieno di Spirito santo e di fede esortava tutti a perseverare". Un esempio luminoso di come trasformare un dramma in una occasione. In forza della speranza che ci abita.

E io a chiedermi se questa non sia l'ora in cui lasciare i lamenti e, cittadini comuni come siamo, osare ciò che Dio vuole che osiamo: trasformare pazientemente, tenacemente, per quanto ci è possibile, i drammi in una occasione di novità, per il vangelo, per il bene della terra che abitiamo.

 

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