TESTO Commento su Matteo 5,1-12a
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Tutti i Santi (01/11/2001)
Vangelo: Mt 5,1-12a

In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Dalla Parola del giorno
Beati i poveri perché di essi è il Regno dei cieli
Come vivere questa Parola?
In questa festa di famiglia, i festeggiati sono i nostri fratelli e sorelle già arrivati "a CASA", la casa del cielo. Essi ci sono vicini, ci vogliono bene, ci aiutano soprattutto a entrare in quel "MANIFESTO" della vita cristiana che sono le Beatitudini. E' un proclama di gioia perché per ben otto volte ritorna il termine "BEATI" che appunto significa "contenti", pieni di gioia. Ma attenzione: La gioia è promessa su strade diametralmente opposte a quelle su cui la cercano quanti hanno un cuore mondanizzato. Solo un cuore che entra nella dinamica della conversione permanente capisce questa qualità di vita e di gioia che è di fatto un'altra antropologia, però estremamente urgente. Sì, è da assumere subito, senza rimandi, se vogliamo salvare il pianeta!
Circa la prima beatitudine, oggi, circondata dall'invisibile ma affettuosa compagnia dei Santi, mi faccio aiutare da loro a capire. Sì, anch'io sono chiamato/a alla povertà in spirito che non è disprezzo dei beni di quaggiù ma il non volerli possedere, la libertà da ogni cupidigia. Li gestisco, quindi, come qualcosa che mi è dato in amministrazione da Dio-Amore? Lascio spazio a questo suo regnare che già qui e ora è la gioia del sapermi amato, sorretto, difeso, fatto crescere dal Suo essere tenerezza infinita, il Bene, la Ricchezza per eccellenza? Oppure sono dentro i miei turbamenti a causa di ciò che ho e temo di perdere, di ciò che non ho e vorrei avere?
Verbalizzerò: "Sei tu, Signore, l'unico mio bene, il solo necessario!"
La voce di un saggio indiano
Tutto ciò che accumuliamo per noi stessi ci separa dagli altri. Il nostro avido possesso è il nostro limite e la nostra tristezza.
Rabindranath Tagore