TESTO Saper discernere il tempo del “fuoco sulla terra”.
XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (18/08/2019)
Vangelo: Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Ci muoviamo bene nel tempo meteorologico e nel tempo cronologico.
Oggi basta una qualsiasi app “meteo” del nostro smartphone per conoscere con una certa precisione le previsioni del tempo meteorologico e per regolarci sul cosa fare. Siamo abituati a vivere a servizio del tempo atmosferico, ma anche del tempo cronologico, quello dell'orologio. La nostra vita è scandita dalla sequenza delle tante cose da fare, volute, programmate e cronometrate al punto tale che anche la celebrazione eucaristica domenicale viene infelicemente contata in base ai minuti della sua durata. Al tempo di Gesù, come è tipico della cultura rurale, c'era quella sapienza popolare capace di interpretare i segnali dati dalle nuvole e dai venti; si poteva così prevedere quando sarebbe venuta la pioggia o quando ci sarebbe stato un tempo caldo, dovuto al vento di scirocco (Cf. Lc 12, 54-55).
Perché non sappiamo cogliere la pienezza del tempo: il tempo del «fuoco sulla terra»?
Se siamo così dipendenti del tempo meteorologico e cronologico, perché «non siamo in grado di giudicare da noi stessi ciò che è giusto»? (Lc 12,57), cioè l'esistenza di un altro tempo, qualitativamente migliore e più importante delle previsioni meteo e della nostra vita quotidiana suddivisa in ore, minuti e secondi? È il tempo del «fuoco sulla terra» (Lc 12, 49a), inaugurato dalla venuta di Gesù in mezzo a noi, fuoco che dovrebbe incendiare il mondo, conforme il suo profondo desiderio: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12, 49).
Di che fuoco si tratta?
La risposta ci viene dal nostro cammino di fede, «circondati da un gran numero di testimoni» di oggi e di ieri (Eb 12,1a), i quali ci fanno contemplare il dono del nostro essere Corpo di Cristo nel mondo. È il fuoco della nostra unità nella carità, cioè il fuoco della gratuità dell'amore nelle nostre relazioni; è il fuoco della condivisione con chi soffre, il fuoco del perdono, che sa sanare le ferite aperte dei conflitti e delle divisioni; è il fuoco della solidarietà che abbatte muri e pregiudizi. È il fuoco illuminante e riscaldante del Regno di Dio, già presente nelle complesse situazioni della storia umana nel mondo, capace di distruggere con la forza dell'amore gratuito tutto ciò che attorno a noi si rivela come ingiusto, non rispettoso della vita degli altri esseri umani e della natura creata.
La “legna” del mistero pasquale di Cristo, custodito nelle Sacre Scritture.
Qual è la legna che alimenta questo fuoco? È Gesù stesso con la sua venuta in mezzo a noi e soprattutto con l'evento della sua morte, sepoltura e risurrezione, da lui chiamato «battesimo»: «C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!» (Lc 12, 50). Così come il profeta Geremia fu gettato nel pozzo dell'atrio della prigione per morire affogato, anche Gesù, decisamente in cammino verso Gerusalemme, sapeva che sarebbe andato incontro alla morte violenta, paragonata con l'immersione del battesimo. L'essere battezzato significa essere immerso completamente nell'acqua della sua morte di croce. Geremia ebbe la fortuna di ritrovarsi in una cisterna con poca acqua e molto fango sul fondo. Non morì e poi fu riscattato grazie alla pietà del re e di Ebed Melech, il quale intercedette a suo favore (Ger 38,4-10). Gesù morì di fatto appeso sulla croce: quello fu il suo vero battesimo esistenziale, che dava significato profondo a quello dell'acqua ricevuto da Giovanni Battista. Gesù fu riscattato, risuscitato da morte dal Padre, con la forza dello Spirito Santo. La sua risurrezione è di fatto l'inaugurazione della pienezza del tempo, che oggi custodiamo come tempo del «fuoco sulla terra», cioè il tempo dello Spirito Santo, apparso come «lingue di fuoco» nell'evento di Pentecoste (At 2, 3). La “legna” che alimenta questa pienezza del tempo come «fuoco sulla terra», è la morte, sepoltura e risurrezione di Gesù, che noi definiamo “mistero pasquale di Cristo”, fulcro attorno a cui vorrebbe ruotare tutta la nostra vita di credenti. Uscendo dal bel linguaggio simbolico della legna ardente che genera il fuoco, concretamente la legna corrisponde alla Parola di Dio, soprattutto ai quattro Vangeli e ai libri del Nuovo Testamento, la cui lettura orante ci aiuta ad approfondire sempre più, giorno dopo giorno la rivelazione dell'amore di Dio Padre per noi, manifestato in tutto ciò che Gesù ha detto e fatto. Il nostro incontro quotidiano con la parola di Dio ci aiuta a rinnovare la nostra decisione di avere Gesù al centro del nostro cuore, facendo sempre memoria della sua morte e risurrezione, come ci invita a fare l'ascolto odierno della lettera agli Ebrei: «teniamo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, e siede alla destra del trono di Dio» (Eb 12,2).
La pace di Cristo non è il quieto vivere!
Compito di noi cristiani, in questa “pienezza del tempo del fuoco sulla terra” è di perseverare con pazienza e gioia nel testimoniare Gesù Cristo centro della nostra esistenza. Decidersi liberamente ed esplicitamente di vivere nel nome di Cristo Gesù è sempre stata una sfida sia di ieri che di oggi. Chi veramente si lascia guidare dallo Spirito Santo e illuminare dalla Parola di Dio non ha una vita facile. L'incontro sincero con la Parola di Dio, con le proposte radicali di Gesù, scuote la nostra coscienza, ci stimola ad una vita etica coerente con i valori del Regno di Dio. Si: la Parola di Dio prima di tutto rivoluziona nell'intimo la tentazione del nostro quieto vivere e del nostro non «resistere fino al sangue nella nostra lotta contro il peccato» (Eb 12, 4). La stessa lettera agli Ebrei ci ricorda che «la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore». (Eb 4, 12). È chiaro che, se la Parola di Dio scuote prima di tutto le nostre coscienze, il nostro vivere secondo la Parola del Cristo risorto si può scontrare con resistenze che possono cominciare addirittura dentro di casa, nelle relazioni con le persone più prossime a ciascuno di noi. È questo il senso delle parole di avvertimento di Gesù: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera» (Lc 12, 51-52). Il fuoco dell'unità nella carità irradia e ci avvolge in un'esperienza di comunione portatrice di vera pace, ma non tutti si lasciano coinvolgere! «Cristo è la nostra pace» (Ef 2, 14), è colui che è venuto ad annullare ogni tipo di muro di separazione, perché «lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori» (Rm 5,5) è solo artefice di comunione e pace nelle nostre relazioni (Cf. 1Cor 1, 3). Noi stiamo in marcia nel mondo come «artigiani di pace», tuttavia siamo costantemente «perseguitati a causa della giustizia» del Regno di Dio (Mt 5, 9-10). Tutto è già stato ricapitolato in Cristo Signore, secondo il disegno del Padre (Ef 1,10). Lo Spirito Santo è già donato gratuitamente a tutti gli esseri umani; ma c'è da sopportare la lotta contro il nostro e altrui egoismo che continua a ritardare la piena manifestazione della centralità di Cristo nella storia umana e l'incendio della carità nel mondo intero. Coscienti di questa pienezza del tempo dello Spirito Santo, tempo del fuoco sulla terra, «non stanchiamoci perdendoci d'animo, pensando attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità da parte dei peccatori» (Eb 12,3).