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TESTO Il pane dal cielo

don Marco Pratesi   Il grano e la zizzania

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno A) (29/05/2005)

Vangelo: Gv 6,51-58 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Gv 6,51-58

51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

In questa parte del discorso tenuto nella sinagoga di Cafarnao dopo la moltiplicazione dei pani Gesù parla specificamente dell'Eucarestia, la sua carne e il suo sangue offerti come cibo e bevanda di salvezza.

Se vogliamo sintetizzare quanto il Signore dice a proposito di questo cibo, possiamo farlo in quattro affermazioni.

1. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui" (v. 56). L'Eucarestia produce una presenza reciproca, un essere l'uno nell'altro, una unione intima per la quale il Signore porta in sé il discepolo e il discepolo il suo Signore.

2. "Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo per il Padre, così chi mi mangia vivrà per me" (v. 57), cioè vivrà attraverso di me, grazie a me, di me. L'Eucarestia ci comunica la sua vita, che poi non è altro che la vita stessa del Padre. Mangiarla significa acquisire un nuovo principio vitale, che è l'essere-figlio di Gesù.

3. "Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia" (v. 50); "non come quello che i padri mangiarono, e morirono. Chi mangia di questo pane vivrà in eterno" (v. 58). L'Eucarestia ci mette dentro una vita che è più forte della morte, sulla quale la morte non ha potere.

4. "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (v. 54). L'Eucarestia in noi è seme di resurrezione, immette dentro di noi una forza che porterà il nostro stesso corpo alla vita eterna; è "farmaco d'immortalità".

Sotto i poveri segni del pane e del vino si nasconde davvero un mistero grande, che ci richiede di essere sempre di nuovo vissuto, accolto e contemplato. Esso ci impegna a portare nella concretezza della vita quello che celebriamo nel mistero della fede. Vivere il quotidiano con il Signore, insieme a lui, anzi, vivere di lui; liberati dal potere della morte e - nella speranza - già da risorti: questo il dono e l'impegno dell'Eucaristia.

All'offertorio:

Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci comunichi la vita del cielo, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.

Al Padre Nostro:

Chiediamo con fiducia al Padre il pane per la nostra vita di ogni giorno, e in particolare il pane che viene dal cielo:

 

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