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TESTO Umanizzare l'umanità

don Luciano Cantini   Home Page

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (29/10/2017)

Vangelo: Mt 22,34-40 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 22,34-40

In quel tempo, 34i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Così dice il Signore
Mosè porta le tribù d'Israele liberate dall'Egitto ai piedi del Sinai dove lui aveva incontrato Dio nel roveto ardente secondo il comando ricevuto: quando avrai fatto uscire il popolo dall'Egitto, voi verrete ad adorarmi su questo monte (3,12). Il Sinai è punto di partenza ma anche di passaggio obbligato della esperienza d'Israele, anche quando si svolgerà altrove, come nell'esilio babilonese, o nella diaspora. Il Sinai è il luogo simbolo dell'incontro con Dio, il luogo della libertà sancita col dono della legge, ai piedi di quel monte si celebra l'alleanza con Dio e quel gruppo di fuggiaschi sbandati riceve la dignità di nazione e di popolo eletto.
In questo ambito fondante dobbiamo leggere le parole del cosiddetto “Codice dell'Alleanza” anche se nate in tempi e circostanze diverse. È necessario anche per noi Chiesa fare questo tipo di lettura; non dimentichiamo che Luca racconta la Pentecoste come fondante il nuovo popolo dell'Alleanza con una teofania simile a quella del Sinai. Spesso noi cristiani siamo disattenti alla esperienza di fede che l'Antico Testamento ci tramanda come «perenne» (cfr. Concilio Vaticano II, Dei Verbum 14). Il Dio dell'Esodo è un Dio diverso rispetto alle aspettative umane e molto più vicino all'uomo di quanto non si tenti di tenerlo distante; ascolta il grido del povero, entra nella storia dell'uomo e la giudica.

Il forestiero
Il forestiero di cui si parla è lo straniero residente (in ebraico è usata la parola gher che lo identifica rispetto allo straniero di passaggio o di colui che vive altrove), oggi diremmo l'immigrato, anello debole della società a cui Dio chiede una particolare protezione. Troppo facilmente chi è debole è costretto a subire il più forte, le molestie (in ebraico ingiustizie) e ogni tipo di oppressione. Oggi siamo particolarmente sensibili, ma in senso opposto alla presenza dei forestieri diventati, nell'opinione pubblica diffusa, causa di molestie e oppressione; questa sensazione a iniziare dalla paventata “invasione”, fortemente alimentata dal modo di porre le notizie, è comoda sponda di quasi tutte le formazioni politiche. Troppo spesso dimentichiamo di essere stati forestieri in tante parti del mondo, abbiamo sperimentato il disagio della convivenza, il sacrificio di lavori umilianti, ma anche di aver alimentato - ancora oggi - forme di delinquenza senza pari. Questa memoria è necessaria per non cadere in derive ideologiche o in paure irragionevoli. Di contro sfruttiamo gli stranieri residenti nel lavoro (e nella prostituzione) sottopagato e sommerso, ne disconosciamo la dignità, ne limitiamo i diritti. Israele invece preserva la sua identità proprio riconoscendo quella degli altri, proteggendo lo straniero e il povero; in questo non siamo stati capaci di imparare la lezione della storia né di capire che l'identità non è una realtà astratta ma dimensione relazionale capace di confrontarsi tra similitudini e diversità.

La vedova o l'orfano
Lo straniero, la vedova, l'orfano, nella Bibbia sono immagini simbolo di tutte le persone povere, degli ultimi nella società, gli scartati i cui diritti sono poco riconosciuti e scarsa è la tutela dalla legge. Più che degli eventi della loro vita subiscono la realtà che tende a salvare il potere economico, gli interessi di pochi, di coloro che in fase di recessione stimano il minor guadagno come una perdita secca.
I poveri che sono senza difesa tra gli uomini hanno Dio che ascolta il grido degli oppressi e ristabilisce il diritto e la giustizia.
Rimanere sordi a quel grido, quando noi siamo gli strumenti di Dio per ascoltare il povero, ci pone fuori dalla volontà del Padre e dal suo progetto, perché quel povero «griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te» (Dt 15,9) [Papa Francesco EG 187].
L'immagine tremenda della punizione per contrappasso: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani, non è una minaccia piuttosto la presa d'atto che nella vita e nella storia c'è condivisione e solidarietà, non siamo estranei alla situazione degli altri, apparteniamo ad una stessa realtà che tutti coinvolge.
La parola “solidarietà” si è un po' logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all'appropriazione dei beni da parte di alcuni [Papa Francesco EG 188].

Il mantello
La Scrittura non può avere soluzioni concrete ai tanti problemi che ancora oggi ci mette di fronte la realtà dei poveri e degli immigrati, i tempi e le situazioni mutano col divenire della storia, ma non il cuore dell'uomo. Gli interrogativi sono sempre i medesimi come i sentimenti che portano a cercare e trovare soluzioni. L'immagine del mantello, la sua sola coperta, avuto in pegno ci rammenta che non è lecito approfittarsi del bisogno degli altri; non stare dalla parte del forte contro il debole. Quanto della economia, o delle leggi, o della amministrazione della giustizia favoriscono i poteri forti a danno di chi ha minori risorse, quanto delle leggi di tutela hanno una applicazione poco più che simbolica, quanto è rispettoso della dignità e quanto, invece, suona come umiliazione!
L'invito è guardare all'atteggiamento di Dio nei confronti dell'umanità, io sono pietoso; Dio insegna a guardare l'uomo con occhi umani, senza il filtro del denaro o dell'interesse o del potere. L'invito è a umanizzare l'umanità, il Cristo è venuto nel mondo e ha condiviso la condizione umana affermando: Amerai il tuo prossimo come te stesso (Mt 22,39).

 

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