TESTO Commento su Matteo 27,1-56
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Venerdì Santo - Passione del Signore (03/04/2015)
Vangelo: Mt 27,1-56

1Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. 2Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
3Allora Giuda – colui che lo tradì –, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, 4dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «A noi che importa? Pensaci tu!». 5Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. 6I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue». 7Tenuto consiglio, comprarono con esse il «Campo del vasaio» per la sepoltura degli stranieri. 8Perciò quel campo fu chiamato «Campo di sangue» fino al giorno d’oggi. 9Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, 10e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
11Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». 12E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. 13Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». 14Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
15A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. 16In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. 17Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». 18Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
19Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua».
20Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. 21Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». 22Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». 23Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
24Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». 25E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». 26Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
27Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. 28Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, 29intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». 30Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. 31Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
32Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
33Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», 34gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. 35Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. 36Poi, seduti, gli facevano la guardia. 37Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». 38Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
39Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo 40e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». 41Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: 42«Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. 43Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». 44Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
45A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. 46Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». 47Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». 48E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. 49Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». 50Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, 52i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. 53Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
54Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
55Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. 56Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.
Ieri ci siamo soffermati l'Eucaristia. Oggi il nostro sguardo si volge alla Croce. Queste sono due colonne della nostra fede che dobbiamo riconoscere come fondamentali.
All'inizio dell'era cristiana la croce non era ancora considerata il simbolo della vittoria; era, invece, vista come un ricordo tanto aspro da non poter essere riproposta nella sua nuda crudezza, sicché furono preferiti altri segni che richiamassero l'evento. Si usò l'albero della nave tagliato in alto da un palo trasversale, l'àncora, l'uomo che prega a braccia aperte, il serpente attorcigliato all'albero... Era un modo per coprire la "vergogna del fatto". La morte di Gesù è stato l'evento più atroce, inaccettabile e scandal
La Croce è per noi così fondamentale che ogni volta la vediamo maltrattata non possiamo rimanere indifferenti.
Ci sono ancora impresse le immagini forti di Mossul, nella Valle di Ninive, dove al posto della Croce è stata issata bandiera dell'Isis.
Guardando quella scena risuonano alla mente le parole di San Paolo nella lettera alla Comunità di Corinto. "La Croce è stoltezza per i pagani, ma per i discepoli di Cristo è potenza di Dio".
Quella scena non lascia indifferente il credente.
Attenzione tuttavia a limitarsi alla condanna di un fatto così grave.
La Croce è custodia dell'amore di Dio per ciascuno di noi.
Guai se vivessimo in maniera indifferente il susseguirsi di immagini di morte che ci arrivano con una certa frequenza sui nostri media.
Penso allo spettacolo terribile dei profughi del Mediterraneo che bussano alle porte della nostra Europa nell'indifferenza degli Stati e dei popoli che si accendono per difendere le radici cristiane dell'Europa e poco interessate a produrre i frutti della carità che dovrebbero crescere proprio da quelle radici.
Se la Croce è simbolo di custodia, come ci richiama quest'anno la Via Crucis proposta al Colosseo, non possiamo rimanere indifferenti a quelle categorie di persone che difficilmente riusciamo a incontrare nel nostro cuore e nella nostra mente.
Penso ai tossicodipendenti, agli alcolizzati, agli omosessuali, ai nomadi o a coloro che nella vita hanno sbagliato e ora intendono reintegrarsi.
E' giusto ricordarci queste categorie di persone perché sono molto spesso vicine a noi e guardiamo non solo con una sorta di disinteresse, ma con aria di sospetto.
Abbiamo bisogno di essere pazzi in Cristo ovvero il"pazzo in Cristo" è l'uomo che risponde con tutto il suo essere alla follia di Dio, che entra anche lui nella «stoltezza della croce».
Il pazzo in Cristo è colui che prende alla lettera le Beatitudini e il Discorso della montagna, tutta quella insopportabile follia: la terra donata ai miti, la gioia ai perseguitati e I'offrire la guancia sinistra quando siamo colpiti sulla destra, in tre parole: amare i nemici. Il pazzo in Cristo rivela possibile l'impossibilità del cristianesimo.
Quanto c'è bisogno oggi di ricuperare un cristianesimo pazzo che non si accodi in una dimensione di questo mondo troppo preoccupato solo dell'esteriorità della Croce, ma che non vive accanto ai veri crocifissi della storia molto spesso teorizzando su di loro.
Sia quella del Venerdì Santo occasione per pensare contemplando la Croce qual è l'azione più giusta per stare vicini attenti a Cristo crocifisso nei fratelli.