TESTO Vieni, Spirito Santo!
don Marco Pratesi Il grano e la zizzania
Pentecoste (Anno C) - Messa del Giorno (30/05/2004)
Vangelo: Gv 14,15-16.23b-26

«15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre»,
23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
La Pentecoste è un momento essenziale della storia della salvezza. Essa fa parte integrante, infatti, del mistero pasquale, che di quella storia è il centro: mistero pasquale è la croce, la risurrezione, l'ascensione e la pentecoste. Senza la pentecoste il mistero pasquale rimarrebbe privo del suo frutto; sarebbe come un albero con tutte le sue parti, radici, tronco, foglie, ma senza il frutto. La pentecoste dona all'umanità il frutto della croce, della risurrezione e dell'ascensione, ci mette in contatto vivo con Gesù morto, risuscitato e Signore. Se noi togliessimo dal mistero pasquale la pentecoste esso rimarrebbe esterno a noi: potremmo osservarlo, ammirarlo, ma non farlo nostro, appropriarcene. Rimarrebbe un fatto che riguarda Gesù, un fatto passato. Grazie allo Spirito che viene effuso, il crocifisso risorto diventa per noi persona con la quale entrare in rapporto nel presente; e la sua esperienza pasquale diviene in qualche modo la nostra. Per questo il dono dello Spirito è il primo dono per i credenti.
La festa della Pentecoste, come quella della Pasqua, esisteva già prima del cristianesimo come festa ebraica: era le festa dell'alleanza di Dio con Israele, concretizzata nelle diverse alleanze e soprattutto in quella del Sinai. La Pentecoste cristiana ha un nuovo significato, che però è legato all'antico significato. Essa è il perfezionamento, l'adempimento di quello che era iniziata nella Pentecoste ebraica: il dono dello Spirito è il suggello della nuova alleanza tra Dio e il suo popolo; alleanza non più scritta su tavole di pietra, ma nel cuore dell'uomo. Si compie quello che i profeti avevano annunziato: l'uomo accoglie in sé lo Spirito di Dio.
Una legge che mi viene dall'esterno è uno specchio nel quale io vedo la mia conformità o difformità al progetto di Dio. Però io sento la sua legge come qualcosa di diverso dalla mia legge; vivo ciò che Dio mi chiede come qualcosa di imposto da fuori che non fa presa nel mio intimo.
Una legge che mi sta dentro in profondità è una forza che mi armonizza in profondità col progetto di Dio. Io mi sento in piena sintonia con esso, lo faccio mio sino in fondo.
Quando il servizio di Dio per noi è prevalentemente un peso, una tassa da pagare, senza gioia, noi dimostriamo di essere rimasti ancora all'Antica Alleanza, la Pentecoste ha avuto su noi un effetto limitato.
Occorre prenderne coscienza, in modo che dal nostro cuore sgorghi spontanea e sincera la grande invocazione che l'odierna liturgia più volte mette sulle nostre labbra: "Vieni, Spirito Santo!"
All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci comunichi lo Spirito Santo, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.
Al Padre Nostro:
Animati dallo Spirito di Gesù che dentro di noi grida "Abbà, Padre!", preghiamo come il Signore ci ha insegnato: