TESTO Noi, frammenti di cosmo ospitali all’avvento di Dio
VI Domenica di Pasqua (Anno C) (16/05/2004)
Vangelo: Gv 14,23-29

23Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
27Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. 29Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».
Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Una passione di unirsi abita la storia di Dio e dell'uomo, così che Dio per millenni ha cercato un popolo e profeti di fuoco, re e mendicanti, e infine una donna di Nazaret per entrare in comunione con l'umanità. Tommaso d'Aquino diceva che l'amore è passione di unirsi alla persona amata. Dio è amore, passione di unirsi all'umanità.
Verremo. Bellissimo questo venire di Dio, il suo nome è Colui-che-viene, colui che ama la vicinanza, che abbrevia instancabilmente le distanze. E prenderemo dimora presso di lui. In me il Misericordioso senza casa cerca casa. Forse non troverà mai una vera dimora; posso offrire solo un povero riparo, non ho virtù o meriti particolari, non ricchezze spirituali, ma una cosa sola Lui mi domanda: essere un minimo frammento di cosmo ospitale verso l'avvento di Dio.
Dio prende dimora dentro: ma se non pensi a lui, se non gli parli dentro, se non lo ascolti nel segreto, se non sosti dentro di te, nel silenzio, accanto a lui, forse la casa è vuota, non sei ancora dimora di Dio. Se non c'è rito nel cuore, se non c'è una liturgia nel cuore, tutte le nostre liturgie ecclesiastiche, anche le più imponenti, sono maschere del nulla, suonano vuote. Custodisci i riti del cuore (A. Casati). Due sono i doni del Risorto: la pace e lo Spirito. Pace, miracolo fragile infinitamente infranto. Che si custodisce solo insieme, condividendolo. E lo Spirito, che è accensione del cuore, incandescienza e dinamismo, che è vento e non ama le porte chiuse. Lo Spirito ci fa innamorare di un cristianesimo che sia visione, incantamento, fervore, poesia, testimonianza viva. E vi riporterà al cuore tutto ciò che io vi ho detto. Lo Spirito dialoga con noi senza pausa. Consolatore è il suo nome, e non perché esorcizza solitudini, lacrime o fallimenti, guaritore delle mie paure di vivere, ma perché è il maestro della strada verso il tempio del cuore, verso la liturgia del cuore; perché ci salva da una vita senza cuore, da azioni e parole senza cuore. Perché è il sovvertitore di tutte le false paci, di quella quiete che è in realtà vita spenta. E soprattutto perché riporta al centro la Parola, che è la nuova dimora di Dio presso gli uomini. Così lo Spirito continua a nominare Cristo nel cuore, e nominare Cristo equivale a confortare la vita. Dio stesso è legittimato a proporsi all'uomo solo perché sa confortare la vita ma per la sua capacità di consolare. Allora la vita riprende a sedurci. E noi a rendere ragione della nostra speranza, di ciò che sogniamo per questo mondo, per questo uomo: tutto ciò che possiamo mettere dentro la parola pace, dentro la parola vita.