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TESTO Commento su Luca 7,13

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X Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (09/06/2013)

Vangelo: Lc 7,13 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Lc 7,11-17

In quel tempo, 11Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. 12Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. 13Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». 14Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». 15Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. 16Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». 17Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

"Il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!»"
Lc 7,13

Come vivere questa parola?
La compassione

La morte del figlio è l'emblema del dolore, quello intenso che, repentino, violenta la vita e abusa della capacità di generare e di credere al futuro. È un dolore vissuto e visto da tutti come ingiusto, senza senso. Il seme che cade in terra e muore ce l'ha un senso; il vecchio che spira sazio di giorni, felice di aver restituito tutto alla vita e con abbondanza, ci fa parlare di "morte bella". Ma il figlio che muore è un'interruzione brusca, senza seguito, uno iato nel quale si perde il senso del vivere e si disperde la capacità generativa, la fecondità del genitore. Una violenza inutile, un dolore gratuito e per questo inconsolabile. Gesù assiste a questo strazio tutto condensato nel corteo funebre che accompagna il figlio morto e la madre piangente. E non rimane spettatore bloccato dall'indecifrabile emozione che raccoglie orrore e dolore. Quello spettacolo ingiusto non è conseguenza di iniquità, non è punizione per una colpa più grave. Rischia di essere un non luogo, un buco nero che distrugge ogni vitalità. E così Gesù irrompe. E va prima dalla madre, la donna... altro emblema che dice vita, lotta alla morte al non senso. Le parla e le dice: "Non piangere". La scuote dall'emozione negativa che la pervade, soffre con lei e le ricorda cosa sta oltre le lacrime. Dopo, tocca la bara del figlio e parla anche a lui... lo invita al movimento. Non ci sono emozioni da calmare, ma un corpo da animare. E il ragazzo torna alla vita. La forza di una sofferenza condivisa e di una compassione accettata, di un tocco e di una parola, sconfiggono la potenza mortifera dell'ingiustizia. Un anticipo di resurrezione, la sua dinamica vitale proposta in anticipo perché a Pasqua anche i cuori più feriti possano capire.
Oggi, Signore aiutaci a non rimanere spettatori delle situazioni di ingiustizia, dacci la forza della compassione, che ci permettere di ri-animare anche ciò che sembra già irreversibilmente perduto.
La voce di un papa
La compassione cristiana non ha niente a che vedere col pietismo, con l'assistenzialismo. Piuttosto, è sinonimo di solidarietà e di condivisione, ed è animata dalla speranza.
Papa Benedetto XVI

 

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