TESTO Commento su Matteo 11,25-30
Paolo Curtaz Ti racconto la Parola
S. Francesco d'Assisi, patrono d'Italia (04/10/2012)
Vangelo: Mt 11,25-30

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Auguri Italia! Oggi festeggiamo il nostro amico Francesco poverello, uno dei santi protettori della nostra terra sofferente e demotivata. Sia lui a ridare quell'entusiasmo di cui l'Italia ha urgente bisogno!
Quanto ci emoziona Francesco poverello! Quanto sentiamo emergere forte, in noi, il sogno di un'umanità redenta, di una vita possibile, di una santità fuori da ogni logica, eccessiva, giocosa, ridente, folle! Sì, è un folle di Dio frate Francesco, nell'Italia dei Comuni e delle lotte fratricide (già allora...), del genio italico del padre Pietro, della Chiesa onnipresente e statica, così simile alla nostra... è un folle che segue la sua chiamata, che osa, che smette le vesti del giovane rampante per vestire quelle urticanti del sacco. È un folle innamorato dello Sposo, che lo cerca, inquieto, che accetta di rivedere la sua regola considerata impraticabile da tutti, che cerca di convincere il Sultano a lasciar perdere la guerra, che insegna ai poveri di Greccio a fidarsi di quel bambino nato in una stalla, come loro. È folle il frate poverello che canta a squarciagola le lodi di Dio e delle sue creature, che sa convertire i lupi, quelli a quattro e a due gambe, che sa predicare ai pesci e agli uccelli. È folle di quella follia che manca al nostro cristianesimo severo e compassato, irrigidito e noioso. Anche noi, come i fratelli ortodossi, non possiamo che chiamarlo omoiotèta, il Somigliantissimo (a Cristo).