TESTO Quale ricompensa?
don Marco Pratesi Il grano e la zizzania
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Mercoledì delle Ceneri (25/02/2004)
Vangelo: Mt 6,1-6.16-18

«1State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. 2Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 3Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, 4perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
5E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
«16E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 17Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, 18perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Il brano di Vangelo che meditiamo è tratto dal discorso della montagna. In questo grande discorso Gesù mostra qual è la "nuova giustizia del Regno", cioè il vero modo di vivere il rapporto con Dio e con i fratelli. Questa parte che abbiamo letto ora ci parla della nuova giustizia dal punto di vista delle pratiche religiose.
Gesù riceve dalla tradizione dell'Antica Alleanza le tre pratiche della preghiera, dell'elemosina e del digiuno, e ci dice quale spirito metterci dentro se vogliamo che esprimano un autentico rapporto con Dio.
L'insegnamento del Signore attira l'attenzione sullo scopo di molti al suo tempo: lo fanno "per essere ammirati", "lodati", "visti", "per apparire". E conclude: "hanno già avuto la ricompensa, non avranno altro".
Anche noi possiamo fare le nostre pratiche religiose cercando una nostra gratificazione. In questo caso di fronte a Dio non ci serve a niente, è sterile. Dobbiamo dunque porci la domanda: "a quale frutto io miro con le mie pratiche religiose?" Bisogna avere chiaro a quale ricompensa miriamo, se a quella che proviene da noi stessi o a quella che proviene da Dio.
Quale gratificazione possiamo cercare nella religione? Sentirci forti del nostro agire bene. Il bene diventa così uno strumento della nostra soddisfazione, un mezzo dell'autoaffermazione, una strada per arrivare ad autocelebrarci. Si gode più del sentirsi bravi che del bene in sé. Si ha bisogno di cercare nello stesso impegno etico una gratificazione che ripaghi il sacrificio che la scelta del bene comporta. Questa gratificazione è data dal sentirsi bravi, buoni, a posto, giusti.
E qual è invece il vero frutto che dobbiamo cercare? Quello che il Padre vorrà darci. Affidiamo a lui il frutto del nostro impegno. Non sappiamo come questo frutto si concretizzerà, ma sappiamo con certezza che esso ci sarà; sarà un frutto di salvezza che il Padre effonderà a piene mani e che, in ultima analisi, non può essere altro che il suo stesso Spirito vivificante.
All'offertorio:
Pregate fratelli e sorelle perché questo sacrificio ci liberi da ogni vanagloria, e sia gradito a Dio Padre Onnipotente.
Al Padre Nostro:
Chiediamo al Padre che perdoni i nostri peccati, nella disponibilità a perdonare gli altri: