TESTO Commento su Matteo 5,1-12a
Paolo Curtaz Ti racconto la Parola
Tutti i Santi (01/11/2008)
Vangelo: Mt 5,1-12a

In quel tempo, 1vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
Auguri! Oggi la Chiesa, colma di gratitudine e di buon umore, dà lode al Santo, l'inconoscibile, l'assoluto, che condivide la sua perfezione con uomini e donne che si lasciano abitare dalla luce. Che nostalgia...
Se riusciamo a mettere i Santi accanto a noi, ci accorgeremo che la loro santità non consiste nel fare cose fuori dal comune, o nell'avere atteggiamenti devozionistici o pietistici, rassegnati o zuccherosi. Conoscere i Santi significa percepire in essi una profonda umanità innalzata dall'amore di Dio. Sono uomini e donne di tutti i tempi che hanno cercato di lasciarsi fare dalla grazia del Signore, senza intralciarlo, ma mettendo la propria sensibilità e intelligenza a servizio del Vangelo. Se la Santità è il modello della piena umanità, perché non porci questo obbiettivo? Santo è chi lascia che il Signore riempia la propria vita fino a farla diventare dono per gli altri. Come brillantemente annota uno scrittore francese del secolo scorso: «Non c'è che una tristezza: quella di non essere santi». Festeggiare i Santi significa celebrare una Storia alternativa. La storia che studiamo sui testi scolastici, la storia che dolorosamente giunge nelle nostre case, è fatta di violenza e prepotenza e non è la vera Storia. Intessuta e mischiata alla storia dei potenti, esiste una Storia diversa che Dio ha inaugurato: il suo regno. Le Beatitudini ci ricordano con forza qual'è la logica di Dio. Logica in cui si percepisce chiaramente la diversa mentalità tra Dio e gli uomini: i beati, quelli che vivono fin d'ora la felicità, sono i miti, i pacifici, i puri, quelli che vivono con intensità e dono la propria vita, come i Santi. Questo regno che il Signore ha inaugurato e che ci ha lasciato in eredità, sta a noi, nella quotidianità, renderlo presente e operante nel nostro tempo.