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TESTO Commento su Rm 8,14.17

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Santissima Trinità (Anno B) (07/06/2009)

Brano biblico: Rm 8,14.17 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )

Visualizza Mt 28,16-20

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Dalla Parola del giorno

“Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo.”

Come vivere questa Parola?

La rivelazione del mistero trinitario non chiama in causa il solo intelletto che si china riverente, immerso in quel ‘santo timore’ che, nell’Antico Testamento, portava a coprirsi il volto, perché “non si può vedere Dio e restare in vita”.

Tutta la nostra esistenza è chiamata in causa e plasmata da questo sublime mistero. Qui, in particolare si radica la nostra vocazione ad essere ‘immagine e somiglianza di Dio’.

Cos’è, infatti, il mistero trinitario se non la rivelazione di un Dio-Comunione perché Amore? E proprio perché Amore è un Dio che abolisce ogni distanza, si fa ‘prossimo’ dell’uomo, in senso talmente forte da far storia con lui, anzi, da farsi uno di noi, perché noi possiamo ritrovare in lui il nostro habitat.

Sì, la Trinità è il grembo fecondo da cui veniamo e, al tempo stesso, la meta del nostro andare. Una casa in cui siamo attesi, una famiglia dove c’è un posto preparato per me, per te, per tutti i figli di Dio.

Contemplare la Trinità è scoprire in un tripudio di gioia che siamo attesi, attesi da sempre come un figlio che per troppo tempo è stato lontano da casa. Mistero insondabile che non crea distanze, ma le annulla. Mistero in cui sono chiamato a immergermi per l’eternità, lasciandomi fin d’ora afferrare sempre più in questo divino vortice di amore.

Oggi, nel mio rientro al cuore, sosterò in quieta e gioiosa contemplazione del mistero trinitario. Se ne ho la possibilità, mi aiuterò con l’immagine della Trinità di Rublev, soffermandomi su quel posto vuoto intorno alla mensa: il mio posto!

Trinità santa, che nella tua pienezza hai voluto far spazio a me, quasi che il traboccare del tuo amore avesse bisogno della mia piccolezza, accogli il mio fremito di stupore e di gioia, quale inno di riconoscenza.

Le parole di un grande vescovo

Grazie mio Dio! Che importa che io sia una capanna se nella mia bicocca c’è la Santissima Trinità.
Hèlder Camara

 

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