TESTO Parola e profezia
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Martirio di S. Giovanni Battista (29/08/2008)
Vangelo: Mc 6,17-29

17Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. 18Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.
Quella di oggi si propone come una celebrazione della parola e della profezia. Queste ci sono presentate come due endiadi indivisibili: dovremmo scrivere parola-profezia. Il rapporto è inoltre direttamente proporzionale, crescono insieme. La parola di Dio, amata e vissuta, porta alla profezia e questa conduce ad una relazione sempre più profonda e intensa con la parola. L'antifona d'ingresso ci dice: "mia gioia sono i tuoi precetti, e io li ho intensamente amati" (Sal 118): la figura del Battista può essere riassunta in questa frase e la sua testimonianza scaturisce dalla gioia dell'incontro. Se la lettura di Geremia sottolinea la protezione di Dio nella predicazione, il Vangelo sembra accondiscendere ad un messaggio contrario e cioè Dio non ha protetto il suo profeta. Quando nella nostra vita vediamo che tutto fallisce, che intorno a noi le cose crollano, che la disperazione attanaglia tutto il nostro essere, sappiamo che quei frangenti non riusciamo a gestirli sono più grandi di noi, dobbiamo però riuscire a sperare, a dare senso al nostro soffrire e a quello di tanti nostri fratelli. L'esistenza del Battista, come quella di Cristo e di molti profeti, si chiude miseramente, anzi la cosa provoca rabbia: egli viene condannato a causa della famosa danza della figlia di Erodìade a cui il re aveva promesso "anche la metà del Regno". Morire per una danzatrice cretinetta beh! Questo ti fa veramente andare su tutte le furie. Ma non è la cosa importante, il profeta non muore per una quisquilia come quella accaduta nella sala dei banchetti quella sera, egli dona la vita per Dio e per testimoniare che al di là delle trame umane di morte c'è la vita di Dio che trionfa. Ed è questo dato che deve riempire il nostro cuore di speranza.