TESTO Il popolo della Pasqua
don Marco Pratesi Il grano e la zizzania
II Domenica di Pasqua (Anno A) (30/03/2008)
Brano biblico: At 2,42-47

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Negli Atti degli Apostoli leggiamo dei brani, detti "sommari", nei quali Luca traccia un quadro della comunità cristiana, quale è scaturita dalla Pasqua del Signore. I più importanti sono tre: At 2,42-47; 4,32-35; 5,12-16. Come si vede, la prima lettura di oggi ci propone il primo. È la Chiesa nata dalla Pentecoste, appena narrata (vv. 1-14). Lo Spirito infatti "per tutta la chiesa e per tutti e singoli credenti è principio di aggregazione e di unità nella dottrina degli Apostoli e nella comunione, nella frazione del pane e nelle preghiere" (Lumen Gentium 13). Si tratta di altrettante epifanie dello Spirito, che manifestano un popolo vivente di un principio nuovo, frutto della Pasqua, vivente "non più per se stesso" (cf. preghiera eucaristica III), nell'egocentrismo, ma "per lui, morto e risorto per noi". La celebrazione della Pasqua non è solo celebrazione della vicenda pasquale di Cristo, ma anche della vita nuova che da essa scaturisce per tutti e singoli i rinati nell'acqua battesimale. Il testo ne presenta alcuni tratti, tracciando un identikit della comunità cristiana. Già questo ci dice che tale vita nuova non è più solo individuale, ma inserisce la persona in un popolo avente un unico principio aggregativo.
In primo luogo si menziona l'ascolto della testimonianza apostolica, perché essa è fondamento della fede: si diviene (e ci si mantiene) cristiani accogliendo la testimonianza di chi, scelto da Dio, è stato testimone della Pasqua (cf. At 10,39-43). In questo momento si tratta ancora di una predicazione orale, che ben presto sarà immessa negli scritti che saranno poi i Vangeli e il Nuovo Testamento, dono permanente dello Spirito alla Chiesa. Non per caso dopo la Pentecoste Luca presenta il primo discorso di Pietro (vv. 15-36), testimonianza apostolica del Crocifisso Risorto, che genera un movimento di conversione e di rinascita battesimale edificante la comunità (vv. 37-41).
Lo Spirito genera la comunione fraterna. È un tratto essenziale per la comunità pasquale, talvolta illegittimamente messo in ombra da un pur doveroso amore universale, per i poveri, etc. Vivere la comunione non è accessorio, ma frutto primo della Pasqua. Ed è da questa comunione - "un solo corpo e un solo spirito", ancora la III preghiera eucaristica - che deve nascere il dinamismo ad extra, se non vuol essere espressione di individualismo e protagonismo mondano.
Lo Spirito spinge infine ad una vita di preghiera, che può (anzi deve) essere anche personale, ma che è sempre un fatto ecclesiale: quando prego, anche da solo, non sono mai solo, mi inserisco in un grande movimento corale. Momento forte di questa vita di preghiera è la frazione del pane, la Messa, memoria viva della Pasqua: è normale che la comunità dei rinati a Pasqua celebri con continuità e fedeltà l'evento dalla quale essa è nata e che continuamente la rigenera e la fa crescere.
C'è abbondante materiale per la verifica, sia personale che comunitaria; ma, ancor prima, per la lode a Dio di fronte a un mistero di comunione - la Chiesa - che è meraviglia dell'amore di Dio (cf. salmo responsoriale), dove il Signore effonde per sempre la sua benedizione (cf. Sal 133,3).